Gli stivali sono uno degli acquisti più impegnativi del guardaroba: costano più di molte altre scarpe e, se scelti bene, possono accompagnarci per parecchi anni. Ma quali sono le alternative per chi cerca un paio di stivali più sostenibili?
Cosa rende un paio di stivali “sostenibili”?
Non esiste uno stivale a impatto zero, né un materiale che sia migliore sotto ogni punto di vista. Per scegliere in modo più consapevole conviene quindi guardare a come viene prodotto il materiale, quanto può durare e se lo stivale può essere riparato.
La pelle: un co-prodotto della carne
La pelle proviene soprattutto da animali allevati per la produzione di carne. Per questo viene generalmente considerata un co-prodotto dell’industria alimentare: l’animale non viene allevato principalmente per ottenere la pelle. Questo non significa però che la pelle non abbia un impatto ambientale. Il problema è capire quanta parte dell’impatto dell’allevamento attribuire alla pelle e quanta alla carne. Non esiste un unico modo per fare questo calcolo: dipende dal metodo utilizzato.
Per esempio, uno studio recente sulla filiera bovina italiana ha stimato che, utilizzando un metodo basato sul valore economico dei prodotti, alle pelli sia attribuibile il 2,7% degli impatti della fase di allevamento e macellazione. Utilizzando invece un metodo basato sul peso, la percentuale sale al 5,9%. Studio sulla LCA delle pelli bovine italiane (pmc.ncbi.nlm.nih.gov)
La pelle, inoltre, non arriva direttamente dall’animale al nostro stivale: deve essere conciata, cioè trattata per impedirne la decomposizione e renderla resistente. Questo è importante anche quando si parla di fine vita. Dire che “la pelle è naturale, quindi è biodegradabile” è una semplificazione: la concia modifica infatti il materiale. Gli studi mostrano che la pelle conciata, soprattutto quella al cromo, si degrada molto più lentamente rispetto alla pelle non conciata. Studio sulla biodegradabilità della pelle (link.springer.com)
La certificazione LWGLeather Working Group Leggi aiuta?
Se scegliete uno stivale in pelle, può essere utile controllare anche come è stata prodotta. Il Leather Working Group (LWGLeather Working Group Leggi) certifica le concerie attraverso audit che valutano aspetti come consumo di acqua ed energia, gestione dei rifiuti, sostanze chimiche e scarichi. È però importante sapere che LWGLeather Working Group Leggi certifica la conceria, non lo stivale: il logo non significa quindi che il prodotto nel suo complesso sia “sostenibile”. Leather Working Group – Leather Manufacturer Standard (leatherworkinggroup.com)
Le alternative vegane: meglio se riciclate?
Le alternative alla pelle sono molto diverse tra loro. Alcune sono realizzate con materiali plastici come poliuretano (PU) o PVC, altre utilizzano materiali riciclati. Usare un materiale riciclato significa dare una seconda vita a una materia prima già esistente e ridurre, in genere, il bisogno di materiale vergine. Ma questo non basta per dire che uno stivale sia più sostenibile: bisogna considerare anche quanto durerà e cosa succederà al materiale quando non sarà più utilizzabile. Per una calzatura, infatti, un materiale che dura molti anni può essere preferibile a uno con un’origine migliore ma che deve essere sostituito dopo poco tempo.
I materiali bio-based: cosa significa?
Negli ultimi anni sono arrivati materiali che cercano di ridurre l’uso di petrolio sostituendone una parte con materie prime di origine vegetale. Un esempio è l’AppleSkin, un materiale prodotto utilizzando anche residui della lavorazione delle mele. L’idea è interessante perché permette di utilizzare una risorsa rinnovabile e uno scarto dell’industria alimentare, invece di basarsi esclusivamente su materie prime fossili.
Ma attenzione: bio-based non significa necessariamente biodegradabile. Questi materiali possono contenere anche componenti sintetici, necessari per ottenere la resistenza e le caratteristiche richieste da una calzatura.
Le analisi del ciclo di vita (LCA) disponibili su materiali di questo tipo mostrano che l’utilizzo di residui vegetali può ridurre alcuni impatti rispetto a materiali equivalenti di origine fossile. Il risultato, però, dipende dalla quantità di materiale vegetale utilizzata e da come viene prodotto il materiale.
C’è poi un aspetto ancora difficile da valutare: la durata. Una pelle di buona qualità può durare molti anni e sviluppare con l’uso una patina che ne cambia l’aspetto senza necessariamente renderla meno interessante. Per molti materiali bio-based di nuova generazione, invece, abbiamo ancora meno informazioni su come si comporteranno dopo molti anni di utilizzo.
Quindi cosa guardare quando compriamo uno stivale?
Più che cercare il materiale “perfetto”, conviene farsi alcune domande:
- Di cosa è fatto? Pelle, plastica, materiale riciclato o bio-based?
- Come è stato prodotto? Per esempio, nel caso della pelle, da quale conceria proviene?
- Quanto è resistente?
- Si può riparare? Una suola sostituibile può allungare molto la vita di uno stivale.
- Quanto è facile da separare e recuperare a fine vita?
- E soprattutto: lo indosseremo davvero per molti anni?
La sostenibilità di uno stivale, insomma, non dipende solo dal materiale scritto sull’etichetta. Durata, qualità costruttiva e possibilità di ripararlo possono essere importanti quanto l’origine della materia prima.
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Alcuni brand di stivali che mi piacciono
NAE Vegan Shoes
NAE è un brand portoghese specializzato in calzature vegane, attivo dal 2008. Gli stivali selezionati sono realizzati in Portogallo e utilizzano una microfibra riciclata certificata GRSGlobal Recycled Standard Leggi per la tomaia, insieme a una fodera in microfibra vegana e a una suola in legno e gomma sintetica. La certificazione GRSGlobal Recycled Standard Leggi riguarda il materiale riciclato, mentre NAE utilizza anche altri materiali certificati o di origine alternativa in diverse collezioni, tra cui cotone biologico, PET riciclato e materiali di origine vegetale. Il brand è inoltre PETA-ApprovedPETA Approved Vegan Leggi Vegan. È una proposta interessante soprattutto per chi cerca stivali completamente privi di materiali di origine animale, senza rinunciare a un modello più classico.
Paese: Portogallo
Produzione: Portogallo
Materiali: microfibra riciclata, microfibra vegana, legno, gomma. Trovate più info sui loro materiali qui.
Vegan: sì



Thesus
Se mi seguite dagli albori, saprete che ho vissuto per un po’ in Canada. Perché ve lo dico? Perché con le montagne di neve che si ritrovano a spalare, vi assicuro che i canadesi ci sanno fare con il design degli stivali. Thesus è un brand canadese fair-trade che produce le proprie calzature in Portogallo. I suoi stivali sono vegani e combinano materiali naturali e riciclati: la tomaia utilizza plastica marina recuperata, mentre la suola è realizzata con gomma naturale e riciclata. Anche altri componenti, come fodera, imbottitura, lacci e soletta, contengono materiali riciclati. La produzione è affidata a una fabbrica familiare in Portogallo e gli stivali sono resistenti all’acqua, anche se non completamente impermeabili.
Paese: Canada
Produzione: Portogallo
Materiali: plastica marina riciclata, nylon riciclato, gomma naturale e riciclata
Vegan: sì



8000Kicks
Nata in Portogallo nel 2019, 8000Kicks ha costruito la propria proposta intorno alla canapa, una fibra vegetale che viene utilizzata anche per le calzature. Gli stivali sono prodotti in Portogallo e hanno una tomaia in canapa, una soletta in canapa e una fodera in poliestere riciclato. La suola utilizza EVA derivata da alghe. Sono inoltre vegani e impermeabili, con un trattamento privo di perfluorocarburi (PFC).
La presenza della canapa è uno degli aspetti più interessanti del prodotto, ma è importante non confondere l’utilizzo di una fibra naturale con un prodotto interamente naturale: lo stivale contiene infatti anche componenti sintetici.
Paese: Portogallo
Produzione: Portogallo
Materiali: canapa, poliestere riciclato, EVA, altri componenti sintetici
Vegan: sì


Will’s Vegan Store
Will’s Vegan Store propone calzature interamente vegane, realizzate principalmente in Italia e Portogallo. Per i suoi stivali utilizza, tra gli altri materiali, una similpelle vegana bio-based ottenuta in parte da materie prime di origine vegetale e una base in viscosa derivata dall’eucalipto. Il materiale non è però completamente biodegradabile: contiene infatti una componente in poliuretano.
Alcuni stivali del brand utilizzano inoltre una costruzione Goodyear welted, che permette di sostituire la suola e risuolare la calzatura. Il brand dichiara una produzione secondo gli standard lavorativi dell’Unione Europea.
Paese: Regno Unito
Produzione: Italia e Portogallo
Materiali: pelle vegana bio-based, viscosa, poliuretano, gomma riciclata
Vegan: sì



LANIUS
LANIUS è un brand tedesco che presta particolare attenzione alla scelta delle materie prime e alla produzione europea. Per le calzature collabora con il produttore tedesco WERNER, attivo nella produzione di scarpe da circa un secolo. Gli stivali in pelle vengono realizzati in Europa utilizzando pelle conciata al vegetale e senza cromo; il brand dichiara inoltre di utilizzare materie prime provenienti dalla Germania o dai Paesi europei confinanti, con l’obiettivo di contenere le distanze di trasporto.
LANIUS è quindi un’opzione interessante per chi cerca uno stivale in pelle di origine animale, ma vuole prestare attenzione alla provenienza della materia prima e al processo di concia. Il brand non è vegano e considera la pelle una delle proprie materie prime di riferimento.
Nel momento in cui scrivo la collezione invernale non è ancora uscita, ma lascio il paragrafo per il futuro 🙂
Paese: Germania
Produzione: Europa
Materiali: pelle conciata al vegetale
Vegan: no
AGAZI
AGAZI è un brand polacco che realizza calzature vegane utilizzando alternative alla pelle di origine vegetale. Gli stivali sono prodotti artigianalmente in Polonia, nella fabbrica di proprietà della famiglia della fondatrice, dove vengono utilizzati materiali e componenti prodotti nell’Unione Europea. Il brand dichiara inoltre che circa il 90% delle persone impiegate nella produzione sono donne.
Tra i materiali utilizzati da AGAZI ci sono alternative a base di mela, uva, cactus e funghi, oltre a bambù, sughero e materiali riciclati. Non significa però che ogni stivale sia composto esclusivamente da materiali vegetali: la composizione cambia a seconda del prodotto. Un altro aspetto interessante è l’attenzione alla durata: AGAZI dichiara di progettare le proprie calzature per essere utilizzate a lungo.
Paese: Polonia
Produzione: Polonia
Materiali: alternative vegetali alla pelle, materiali riciclati, sughero e altri materiali di origine vegetale
Vegan: sì



COG Store
COG Store è un brand francese nato nel 2018 che produce tutte le proprie calzature in piccoli laboratori familiari nella regione di Porto, in Portogallo. I materiali arrivano invece principalmente da fornitori europei, in particolare da Italia e Spagna.
Il brand utilizza diverse alternative alla pelle animale, tra cui materiali ottenuti da scarti dell’industria vinicola, cereali riciclati, sughero, cotone e plastica riciclata. Per esempio, alcuni dei materiali effetto pelle utilizzati per gli stivali contengono fino al 26% di vinacce, insieme a PET riciclato, oli vegetali e poliuretano a base d’acqua. COG utilizza inoltre gomma riciclata e materiali provenienti da bottiglie di plastica recuperate dal Mediterraneo.
Tutte le calzature sono vegan e il brand è PETA Approved Vegan. I materiali utilizzati sono inoltre certificati OEKO-TEXOeko-Tex Standard 100 Leggi Standard 100, anche se è importante ricordare che questa certificazione riguarda l’assenza di determinate sostanze nocive e non certifica la sostenibilità complessiva della calzatura.
È una proposta interessante per chi cerca uno stivale senza materiali di origine animale e vuole privilegiare una produzione europea, con una parte dei materiali proveniente da processi di recupero e riciclo.
Paese: Francia
Produzione: Portogallo
Materiali: materiali vegetali e riciclati, microfibre sintetiche, gomma riciclata
Vegan: sì



ESSĒN
ESSĒN è un brand australiano che punta su produzioni limitate, design essenziale e durata nel tempo. Gli stivali selezionati sono realizzati a mano in Italia e utilizzano pelle per tomaia, fodera e soletta proveniente da un partner certificato Leather Working Group (LWGLeather Working Group Leggi) Silver. La certificazione LWGLeather Working Group Leggi riguarda la conceria e valuta aspetti ambientali e di gestione del processo di produzione della pelle. Non significa quindi che lo stivale sia “sostenibile” in senso assoluto, né elimina il tema dell’origine animale del materiale, ma sicuramente mitiga il tema di impatto conciario.
La produzione italiana e l’attenzione alla costruzione rendono ESSĒN una proposta interessante per chi cerca uno stivale in pelle pensato per durare nel tempo. Il brand è australiano, ma dichiara di aver organizzato la distribuzione europea vicino agli stabilimenti produttivi.
Paese: Australia
Produzione: Italia
Materiali: pelle
Vegan: no



Finisterre
Finisterre è un brand britannico nato con un forte legame con il mare e l’abbigliamento outdoor. Nella scelta dei materiali privilegia fibre naturali, riciclate e rinnovabili e ha sviluppato una propria classificazione dei materiali in base al loro impatto ambientale, prendendo in considerazione anche durabilità, riparabilità e riciclabilità. Nel 2025, il 92% dei materiali utilizzati nelle collezioni del brand rispettava almeno il livello “Preferred” della sua classificazione.
Per le calzature, Finisterre ha recentemente lavorato anche con materiali alternativi come Yulex, una gomma naturale derivata dall’albero di Hevea, e Seawool ottenuto da gusci di ostriche riciclati. In questo caso si tratta di stivali impermeabili sviluppati insieme a XTRATUF, pensati per condizioni costiere e utilizzi intensivi.
È quindi un brand particolarmente interessante se si cerca una calzatura funzionale e resistente alle condizioni climatiche, più che uno stivale classico da città.
Paese: Regno Unito
Produzione: variabile a seconda del prodotto
Materiali: gomma naturale, materiali riciclati, fibre naturali e sintetiche riciclate
Vegan: dipende dal prodotto



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