Capsule Wardrobe: tutto ciò che c’è da sapere

capsule wardrobe

Capsule Wardrobe: tutto ciò che c’è da sapere

Articolo di Denise Caggio, su Instagram @pillolegreen

In copertina: grafica di Daria Andronescu

Tutti ne parlano, dai grandi magazine di moda ai piccoli brand di abbigliamento sostenibile. Se ne parla talmente tanto che viene il dubbio: sappiamo poi così bene cosa si intenda con il termine capsule wardrobe e quando davvero un guardaroba sia definibile “capsula”?

Capsule wardrobe, le origini

Il termine “capsule wardrobe” fu coniato ed utilizzato per la prima volta da Susie Faux, proprietaria di una boutique newyorkese, autrice e consulente di moda. Lo usò per riferirsi ad un insieme di capi ed accessori evergreen, che non passano mai di moda e che quindi sono portabili per più stagioni – al contrario dei più tradizionali dettami della moda, che impongono novità e netti cambi di stile ad ogni giro della Terra attorno al Sole.

capsule wardrobe storia

Credits: InStyle.com

Il concetto di guardaroba capsule prende però il volo solo a metà degli anni 80, quando Donna Karan lancia i “Seven Easy Pieces”: una sfilata che vedeva come perno e capo protagonista il body nero stretch (diventato poi un vero e proprio cult), a cui di uscita in uscita sulla passerella venivano aggiunti capi intercambiabili – sette, per la precisione – tutti abbinati, di taglio sartoriale ed elasticizzati, a creare look che potessero accompagnare la donna in ogni occasione della sua vita, da mattina a sera, da lavoro a tempo libero.

La capsule collection di Donna Karan si basava sul principio che “with the right basics, a woman could accomplish anything.” ( – con i giusti “pezzi base”, una donna può fare tutto.) 

Le basi di un guardaroba capsula

Poche regole, talmente semplici che a leggerle può persino sembrare facile arrivare ad avere un capsule wardrobe – ma ahimè, noi siamo realisti e sappiamo che il mondo utopico in cui fast fashion e becero consumismo spinto saranno solo un ricordo è ancora lontano. Tuttavia ci crediamo, quindi ci proviamo:

Pochi pezzi

Non c’è un numero fisso e forse i sette pezzi di Donna Karan possono non essere davvero sufficienti ad accompagnare una donna in tutte le possibili occasioni della vita, ma tant’è: la regola prima di un vero capsule wardrobe è ridurre all’essenziale.

Capi versatili ed intercambiabili

Per poter essere davvero definito “capsule”, un guardaroba deve poter contare su un numero di combinazioni elevato. Il trucco sta nel scegliere pochi pezzi (vedi sopra) che siano allineati in stile, tagli, colori e con la nostra personalità, in modo che ogni abbinamento possa essere tanto facile quanto sempre azzeccato.

Qualità

Punto fondamentale. Non avrebbe infatti senso introdurre nel proprio capsule wardrobe un capo di povera fattura (fast fashion, ci senti?) che si rovina dopo pochi utilizzi. L’obiettivo di un guardaroba capsula è quello di avere dei punti fermi, dei capi da indossare e ri-indossare potenzialmente all’infinito e con cui giocare con combinazioni sempre nuove – o anche non.

Ora, ripetiamolo insieme: non è tutto bianco-beige-nero. Non è tutto bianco-beige-nero.

C’è questa credenza che, per poter funzionare, un capsule wardrobe debba necessariamente essere di soli capi bianchi, neri e beige à la modedamour, ma non è così.

Chiariamo una volta per tutte che il minimalismo è un concetto applicabile a diversi livelli: in riferimento alla quantità di “cose” o abiti che si possiede, al design degli stessi e a volte anche al colore. A volte anche al colore, mica sempre. Se scegliamo di perseguire un guardaroba capsula sicuramente dovremo applicare il concetto di minimalismo alla quantità di capi che possediamo; in quanto a design e colori, sta a noi capire cosa si adatta meglio alla nostra personalità. Se non siamo beige, sceglieremo altro: del binomio stile-personalità avevamo parlato anche qui.

I benefici del capsule wardrobe

Puntare ad avere un capsule wardrobe non significa solo rispondere ad un trend e adattarsi al fatto che tutti ne parlano: ci sono benefici evidenti e studiati che derivano dal possedere poco, da uno stile di vita minimalista che si riflette in un guardaroba capsula.

Sostenibilità

Comprare meno, comprare capi di qualità maggiore e indossarli per più stagioni. Vi suona familiare? A me sì, e il concetto di “sostenibilità” riecheggia nelle mie orecchie come un mantra! Ridurre all’essenziale e pensare al proprio guardaroba con intenzione sono le basi della moda sostenibile, basi su cui si fonda (come abbiamo visto) anche il concetto di capsule closet. 

Costi

I benefici di un capsule wardrobe sono anche economici: meno capi che, anche se acquistati ad un prezzo maggiore per far fronte alla maggior qualità dei capi stessi, hanno un cost per wear ridotto vista la loro lunga vita e le infinite occasioni d’uso.

Decision fatigue

Ovvero lo stress derivante dal non sapere cosa indossare in un’occasione, dal “non ho niente da mettermi”, dal sentirsi sempre indietro rispetto ai trend della moda. Innumerevoli ricerche sociologiche e di mercato hanno comprovato che chi ha uno stile di vita minimalista è più soddisfatto dalla vita e meno attanagliato dalla decision fatigue, così come chi ha un capsule wardrobe è meno stressato e più soddisfatto del proprio stile.

capsule wardrobe

Credits: un-fancy

Capsule wardrobe: come si fa?

Innanzitutto bisogna chiarire che non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, ma quello verso un capsule wardrobe è un percorso che va – appunto – affrontato con intenzione e consapevolezza.

Giocare!

Non prendersi troppo sul serio, soprattutto nelle fasi iniziali del proprio percorso verso un capsule wardrobe. Prima di vendere tutto il proprio guardaroba, è bene fare delle prove: la project333 challenge per esempio è un ottimo inizio per testare la propria capacità di ridurre l’armadio all’essenziale e capire quali sono i capi più versatili di cui davvero non si può fare a meno.

Decluttering

La prima cosa da fare è ridurre il proprio attuale guardaroba all’essenziale. Attenzione ad approcciare il decluttering in maniera sostenibile: non si “butta via” niente e si dona solo a persone/associazioni che abbiamo la certezza non spediranno semplicemente i nostri abiti dismessi in Paesi del sud-est asiatico o africani alimentando queste situazioni scabrose. Il mio consiglio è quello di provare a vendere sul mercato second-hand o cedendo i propri abiti a negozi vintage fisici, oppure occupandosi in prima persona della vendita su piattaforme come Depop, Vestiaire Collective o Vinted. Quella della vendita è una scelta che richiede pazienza (e io lo so bene!) ma è anche quella a mio parere più sostenibile. 

Lasciarsi ispirare

Che sia dal “potere delle due relle” di Giulia o da guru nostrane come Carotilla e il suo #1DRESS7DAYS, seguire esempi positivi e lasciarsi ispirare o motivare è sempre un bene e può aiutarci a trovare lo slancio per buttarci in progetti anche inizialmente sfidanti, come la scelta di perseguire un capsule wardrobe. Se siete amanti delle liste, potete anche farvi un giro tra le “capsule wardrobe checklists” su Pinterest!

Denise Caggio Il Vestito Verde

Denise Caggio

Sono Denise, lavoro nella (e per la) moda sostenibile.
Mi occupo di consulenza marketing per brand etici a livello internazionale, scrivo di moda sostenibile e ricopro il ruolo di account e sales manager per Good On You. @pillolegreen è il luogo dove condivido news ed idee, è il diario su cui appunto consigli pratici per vivere una vita più sostenibile: serve da spunto per chiunque legga e da memo per me medesima – perché non si finisce mai d’imparare.